Sulle fobie   

INFORMAZIONI MEDICHE SULL'ECCESSO DI SUDORE e SULL'ARROSSIRE SENZA MOTIVO  fornite dal Dott. Marcello Costa Angeli - Chirurgo Toracico - Dirigente Medico con incarico professionale di eccellente specializzazione per la patologia del sistema nervoso simpatico  Unità Operativa di Chirurgia Toracica  - Ospedale San Gerardo  - Monza

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LA FOBIA SOCIALE

La fobia sociale è classificata, nei manuali diagnostici, tra i disturbi d'ansia.

La caratteristica principale di questo disturbo è data dalla paura di trovarsi in situazioni sociali o di essere osservati mentre si sta facendo qualcosa, come ad esempio parlare in pubblico o, più semplicemente, parlare con una persona. Nelle situazioni sociali temute, gli individui con fobia sociale sono preoccupati di rimanere o apparire imbarazzati, e soprattutto sono timorosi che gli altri li giudichino ansiosi, deboli, "pazzi", o stupidi.  Possono, quindi, temere di parlare in pubblico per la preoccupazione di dimenticare improvvisamente quello che devono dire o per la paura che gli altri notino il tremore delle mani o della voce, oppure possono provare ansia estrema quando

  •  palpitazioni (79%)

  •  tremori (75%)

  •  sudori (74%)

  •  tensione muscolare (64%)

  •  nausea (63%)

  •  secchezza delle fauci (61%)

  •  vampate di calore (57%)

  •  arrossamenti (51%)

  •  mal di testa (46%)

Un'altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia che precede le situazioni temute e che prende il nome di ansia anticipatoria. Così, già prima di affrontare una situazione sociale (per esempio andare ad una festa o andare ad una riunione di lavoro), le persone cominciano a preoccuparsi per tale evento. Può instaurarsi così un circolo vizioso: l'ansia anticipatoria determina un atteggiamento cognitivo timoroso e sintomi ansiosi riguardanti le situazioni temute, il che può portare ad una prestazione realmente scadente o percepita come tale, nelle situazioni temute, cosa che, a sua volta, determina imbarazzo ed aumento dell'ansia anticipatoria per le situazioni temute, instaurando così un circolo vizioso che sia auto-alimenta. Come spesso accade nei disturbi fobici, le persone che provano tale disturbo riconoscono, quando sono lontane dalle situazioni temute, che le loro paure solo assolutamente irragionevoli, eccessive e sciocche, arrivando così a colpevolizzarsi ulteriormente per le loro condotte evitanti. Va considerato che solo da poco tempo è stata data attenzione a questo tipo di disturbo. Le ragioni possono essere diverse, come, ad esempio, il fatto che queste persone non cerchino un trattamento e, spesso, adattino la loro vita al disturbo, oppure il fatto che l'ansia in situazioni pubbliche, per esempio esporre una relazione, sia normalmente presente in tutte le persone e quindi sia considerato normale avere ansia in certe situazioni. La differenza, però, risiede nel fatto che le persone che soffrono di fobia sociale non riescono a calmarsi durante l'esposizione alla situazione fobica, mantenendo un livello ansioso sempre molto elevato. La percentuale di persone che soffrono di tale disturbo è abbastanza vario, ma decisamente elevato nella popolazione generale: in diversi studi tale percentuale varia dal 3% al 5% della popolazione generale. Tale disturbo sembra esordire normalmente in età adolescenziale o nella prima età adulta. Solitamente si distinguono due tipi di Fobia Sociale:

  •  Semplice, quando la persona teme solo una o poche tipologie di situazioni (per esempio è incapace di parlare in pubblico, ma non ha problemi in altre situazioni sociali come partecipare ad una festa o parlare con uno sconosciuto);

  •  Generalizzata, quando invece la persona teme pressoché tutte le situazioni sociali. Nelle forme più gravi, si tende a preferire la diagnosi di Disturbo Evitante di Personalità.

 

LE CAUSE DELLE FOBIE SOCIALI

Esistono diverse formulazioni teoriche che cercano di spiegare un disturbo complesso come la FOBIA SOCIALE. Vale la pena, in ogni caso, sottolineare che i modelli psicologici, così come le teorie psicologiche, non hanno alcuna pretesa di essere verità assolute, ma cercano unicamente di spiegare nel modo più esaustivo possibile un fenomeno. Il paradigma al quale ci riferiamo in questa pagina attiene soprattutto alle teorie cognitiviste ed, in misura minore, a quelle comportamentali. 

MODELLO COGNITIVISTA

Secondo il modello cognitivista l'essere umano elabora ciò che gli accade attraverso i propri schemi mentali, costruitisi attraverso le proprie esperienze. Tali schemi mentali sono costituiti da pensieri, emozioni, sensazioni. In un certo senso gli schemi mentali diventano "le lenti attraverso le quali ognuno di noi vede il proprio mondo". Secondo tale modello, quindi, schemi che presentano delle distorsioni rendono distorta la visione del mondo, un po' come quando una persona si riflette ad un specchio concavo o convesso. In generale le persone che soffrono di tale disturbo sembrano presentare questo tipo di caratteristiche:

  •  una sopravvalutazione degli aspetti negativi del proprio comportamento;

  •  la paura del giudizio negativo;

  •  standard di performance elevati;

  •  la sensazione di poter perdere il controllo;

  •  la sensazione di essere sempre al centro dell'attenzione.

Quest'ultimo fattore merita una particolare attenzione, poiché sembra essere molto importante per comprendere questo disturbo. La persona che soffre di fobia sociale è COME SE si sentisse sempre al centro delle attenzioni degli altri, COME SE tutti osservassero e giudicassero i suoi comportamenti, che essendo assolutamente evidenti, non possono che essere notati. In fondo questa è una sensazione che forse tutti abbiamo provato quando ci è capitato di trovarci ad una festa e di non conoscere nessuno: ci si ritrova con un bicchiere in mano a "fare da tappezzeria", ma si ha la netta sensazione che tutti si stiano accorgendo della nostra presenza e del nostro disagio. Probabilmente l'aspetto centrale è il bisogno assoluto del soggetto di fare una buona impressione, accompagnato, solitamente, dal costante timore di non riuscire. Le persone che soffrono di fobia sociale temono di agire in una situazione pubblica in modo inadatto, e assumono che questo avrà conseguenze disastrose per il loro status sociale, riflettendosi anche sulla loro stima personale. Quando si trovano a dover agire in una situazione pubblica, hanno un'immediata reazione ansiosa, che prende il nome di ANSIA ANTICIPATORIA. Questa viene interpretata come un ulteriore minaccia, poiché potrebbe influire con la performance, innescando un circolo vizioso ansiogeno. La persona comincia, nell'approssimarsi alla situazione temuta, a tenere sott'occhio la propria ansia, cercando, per contro, di rilassarsi. Tale tipo di controllo, però, non fa altro che far mantenere l'attenzione sull'ansia, facendo di fatto aumentare alla persona, la sensazione di essere agitato. Solitamente questo tipo di tentativo di tenere l'ansia sotto controllo, continua anche quando il soggetto è nella situazione sociale. Facendo così, però, la persona non si concentra sulle azione che deve compiere, rendendo di fatto ancora più difficile una buona prestazione. Tali tipi di comportamento hanno una funzione protettiva per il soggetto, ma molto spesso si rivelano, al contrario, comportamenti che portano a sbagliare le proprie azioni. Prendiamo per esempio una persona che ha paura di far la propria firma in pubblico: teme che se la sua mano tremasse o se la sua scrittura non fosse "normalmente fluida", gli altri capirebbero che è agitato e probabilmente lo giudicherebbero male; facilmente un comportamento protettivo potrebbe essere quello di impugnare la penna con forte decisione, così che non possa cadere, né la mano possa tremare. Questo però rende particolarmente difficile firmare in modo fluido! Una volta terminata la prestazione sociale, scatta inesorabile l'auto valutazione circa il proprio comportamento: solitamente non è mai una valutazione positiva. Le affermazioni che la persona fa su di sé quando ripensa alla situazione appena passata sono, di solito, di aver fatto una pessima impressione, di aver mostrato la propria ansia, di non aver saputo intervenire con la risposta giusta o al momento giusto, di aver sbagliato tutto e quindi di non essere in grado di gestire alcuna situazione sociale. Queste valutazioni negative, oltre a giocare un ruolo immediato nell'abbassare la propria autostima, alimentano ovviamente anche l'ansia anticipatoria della successiva situazione sociale, completando di fatto un circolo vizioso.

MODELLO COMPORTAMENTALE

I modelli teorici comportamentali hanno sempre posto l'accento su due fondamentali ipotesi:

  •  l'ipotesi del deficit primario 

  •  quella della disinibizione

Secondo la prima ipotesi, la fobia sociale deriva da una carenza di abilità sociali che si riflette nella difficoltà di gestire adeguatamente i rapporti con gli altri. Tale carenza deriva dalla mancanza di modelli sociali dai quali apprendere delle adeguate abilità sociali. Per esempio, in diversi studi, è stato possibile osservare come il comportamento timido ed inibito dei genitori fornisse un modello socialmente fobico ed evitante ai figli. 

L'ipotesi della disinibizione postula che le abilità sociali siano presenti ma inibite da alti livelli di ansia che si sono associati alle situazioni sociali. Secondo tale modello i soggetti che presentano tale disturbo sanno benissimo come ci si deve comportare nelle situazioni sociali, ma a causa di un alto livello di ansia non riescono a mettere in atto i comportamenti adatti. Così, per esempio, una persona che sa tranquillamente raccontare una barzelletta al proprio partner, diventa goffo ed impacciato quando deve raccontare la stessa ad uno sconosciuto, poiché l'ansia in questa situazione inibisce tale comportamento.

MODELLO ETOLOGICO

I modelli etologici, facendo riferimento alla scienza che studia il comportamento animale, cercano di spiegare il comportamento umano riferendosi ai comportamenti che presentano alcuni mammiferi sociali, come le scimmie, dalle quali discendiamo. Analizzando i comportamenti dei mammiferi sociali, gli autori che si rifanno a tale filone evidenziano come la regolazione delle gerarchie e dell'interazione tra pari sia basata su processi e meccanismi psicobiologici e comportamentali a base innata. Questi meccanismi, che non fanno riferimento alla difesa da predatori, ma solo alla regolazione tra con specifici, sono presenti nel corso dell'evoluzione della specie. In genere fanno riferimento a due sistemi motivazionali specifici:

  •  quello agonista

  •  quello edonista

Il primo regola le posizioni gerarchiche e la difesa tra con specifici, attraverso l'emissione di comportamenti aggressivi dominanti o, viceversa, attraverso comportamenti di sottomissione: insomma si tratta di comportamenti che vengono utilizzati dagli animali per far capire chi comanda all'interno di un gruppo e chi invece deve stare sottomesso.

Il secondo sistema motivazionale segnala, invece, la disponibilità all'interazione tra pari, al gioco e, presumibilmente, alla cooperazione per il raggiungimento di un comune obiettivo.

L'equilibrio tra questi due sistemi regola l'insieme dei comportamenti sociali. Secondo questa interpretazione, nei pazienti con fobia sociale, questo rapporto è ampiamente sbilanciato a favore di una costante attivazione del sistema motivazionale agonista. A causa di questo, l'altro viene sempre percepito come un avversario da cui difendersi piuttosto che un pari con il quale cooperare. Questo porterebbe il fobico, temendo costantemente un attacco, ad inibire comportamenti aggressivi e a mostrare segnali di sottomissione per evitare l'attacco, inibendo così le proprie manifestazioni sociali e cercando di evitare le situazioni sociali.

LA PSICOTERAPIA NELLE FOBIE SOCIALI

La psicoterapia è riconosciuta come una trattamento fondamentale per la fobia sociale. Come per gli altri disturbi ansiosi, la psicoterapia cognitivo comportamentale si è dimostrata generalmente efficace nel trattare questo tipo di disturbo. La psicoterapia cognitivo comportamentale è centrata sul "qui ed ora", sul trattamento diretto del sintomo, e punta da un lato a modificare i pensieri disfunzionali, dall'altro a offrire alla persona migliori capacità ed abilità nel affrontare le situazioni temute. I pensieri disfunzionali o irrazionali sono pensieri che le persone fanno circa gli eventi nei quali si trovano coinvolte e che derivano da schemi cognitivi rigidi e poco adattivi. Esempi di queste idee irrazionali possono essere:

  •  DEVO ESSERE PERFETTO

  •  NON DEVO SBAGLIARE MAI

  •  SE MOSTRO DI ESSERE ANSIOSO APPARIRO' RIDICOLO

  •  FARE UN BRUTTA FIGURA E' UNA CATASTROFE

Queste credenze si sono costruite durante la storia personale di ciascuno di noi, durante le proprie esperienze. Assumono spesso la valenza di imperativi categorici ai quali bisogna riferirsi per valutare le proprie prestazioni. Appare chiaro che quando questi pensieri, questi schemi, sono rigidi e definitivi i giudizi che la persona da di sé stessa non possono che essere negativi. Tali pensieri, come una sorta di guardiani, entrano, per così dire, in funzione solo quando una persona deve affrontare una situazione sociale, cioè deve esporsi ad un possibile giudizio degli altri, facendo così scattare l'ansia e la conseguente sensazione di perdere il controllo. La terapia cognitivo comportamentale mira a modificare tali assunti durante il lavoro psicoterapico e attraverso l'esposizione reale a stimoli temuti per verificare se le aspettative terrifiche si realizzano o meno. L'altra fase del trattamento riguarda l'insegnamento di abilità per gestire al meglio le situazioni sociali. Tali abilità prevedono, solitamente, sia tecniche (come i training di rilassamento) per la gestione dell'ansia sia tecniche per la gestione dell'interazione verbale. Queste ultime, che generalmente prendono il nome di training d'assertività, prevedono l'insegnamento di modalità per gestire le conversazioni, fare richieste ed esprimere i propri bisogni, imparare a dire di no quando se ne ha l'intenzione, gestire le critiche che vengono rivolte. Tutto questo facendo attenzione sia agli aspetti verbali che a quelli non verbali della comunicazione. La terapia cognitivo comportamentale della fobia sociale si può condurre ottimamente in sedute individuali. Ciò non toglie che, quando sia possibile, il trattamento di gruppo cognitivo comportamentale per la fobia sociale presenti notevoli vantaggi, a cominciare dal fatto ovvio di essere già in una situazione sociale.

 TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

delle fobie sociali

Per il trattamento della fobia sociale sono stati sperimentati i più comuni psicofarmaci per valutare se avessero una qualche efficacia nel ridurne i sintomi. Sono stati provati gli antidepressivi triciclici (AT), gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori delle mono amino ossidasi (IMAO), i beta bloccanti e le benzodiazepine. In realtà non si dispongono di tantissimi studi sull'efficacia dei farmaci per la fobia sociale.

Nella maggioranza dei casi  i miglioramenti sintomatologici ottenuti con tutti i farmaci tendono a perdersi con la sospensione del farmaco.

Non volendo indurre chi consulta ad una scelta ed un uso inappropriato dei farmaci ritengo sia meglio  non approfondire l'argomento; e invito invece a consultare sul tema il proprio Medico Psichiatra di riferimento.

 

Data  ultimo aggiornamento della pagina :19/08/2018

 

 

 

 

 

 

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