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LE CAUSE DELLE FOBIE SOCIALI

Esistono diverse formulazioni teoriche che cercano di spiegare un disturbo complesso come la FOBIA SOCIALE. Vale la pena, in ogni caso, sottolineare che i modelli psicologici, così come le teorie psicologiche, non hanno alcuna pretesa di essere verità assolute, ma cercano unicamente di spiegare nel modo più esaustivo possibile un fenomeno. Il paradigma al quale ci riferiamo in questa pagina attiene soprattutto alle teorie cognitiviste ed, in misura minore, a quelle comportamentali

MODELLO COGNITIVISTA

Secondo il modello cognitivista l'essere umano elabora ciò che gli accade attraverso i propri schemi mentali, costruitisi attraverso le proprie esperienze. Tali schemi mentali sono costituiti da pensieri, emozioni, sensazioni. In un certo senso gli schemi mentali diventano "le lenti attraverso le quali ognuno di noi vede il proprio mondo". Secondo tale modello, quindi, schemi che presentano delle distorsioni rendono distorta la visione del mondo, un po' come quando una persona si riflette ad un specchio concavo o convesso. In generale le persone che soffrono di tale disturbo sembrano presentare questo tipo di caratteristiche:

  •  una sopravvalutazione degli aspetti negativi del proprio comportamento;

  •  la paura del giudizio negativo;

  •  standard di performance elevati;

  •  la sensazione di poter perdere il controllo;

  •  la sensazione di essere sempre al centro dell'attenzione.

Quest'ultimo fattore merita una particolare attenzione, poiché sembra essere molto importante per comprendere questo disturbo. La persona che soffre di fobia sociale è COME SE si sentisse sempre al centro delle attenzioni degli altri, COME SE tutti osservassero e giudicassero i suoi comportamenti, che essendo assolutamente evidenti, non possono che essere notati. In fondo questa è una sensazione che forse tutti abbiamo provato quando ci è capitato di trovarci ad una festa e di non conoscere nessuno: ci si ritrova con un bicchiere in mano a "fare da tappezzeria", ma si ha la netta sensazione che tutti si stiano accorgendo della nostra presenza e del nostro disagio. Probabilmente l'aspetto centrale è il bisogno assoluto del soggetto di fare una buona impressione, accompagnato, solitamente, dal costante timore di non riuscire. Le persone che soffrono di fobia sociale temono di agire in una situazione pubblica in modo inadatto, e assumono che questo avrà conseguenze disastrose per il loro status sociale, riflettendosi anche sulla loro stima personale. Quando si trovano a dover agire in una situazione pubblica, hanno un'immediata reazione ansiosa, che prende il nome di ANSIA ANTICIPATORIA. Questa viene interpretata come un ulteriore minaccia, poiché potrebbe influire con la performance, innescando un circolo vizioso ansiogeno. La persona comincia, nell'approssimarsi alla situazione temuta, a tenere sott'occhio la propria ansia, cercando, per contro, di rilassarsi. Tale tipo di controllo, però, non fa altro che far mantenere l'attenzione sull'ansia, facendo di fatto aumentare alla persona, la sensazione di essere agitato. Solitamente questo tipo di tentativo di tenere l'ansia sotto controllo, continua anche quando il soggetto è nella situazione sociale. Facendo così, però, la persona non si concentra sulle azione che deve compiere, rendendo di fatto ancora più difficile una buona prestazione. Tali tipi di comportamento hanno una funzione protettiva per il soggetto, ma molto spesso si rivelano, al contrario, comportamenti che portano a sbagliare le proprie azioni. Prendiamo per esempio una persona che ha paura di far la propria firma in pubblico: teme che se la sua mano tremasse o se la sua scrittura non fosse "normalmente fluida", gli altri capirebbero che è agitato e probabilmente lo giudicherebbero male; facilmente un comportamento protettivo potrebbe essere quello di impugnare la penna con forte decisione, così che non possa cadere, né la mano possa tremare. Questo però rende particolarmente difficile firmare in modo fluido! Una volta terminata la prestazione sociale, scatta inesorabile l'auto valutazione circa il proprio comportamento: solitamente non è mai una valutazione positiva. Le affermazioni che la persona fa su di sé quando ripensa alla situazione appena passata sono, di solito, di aver fatto una pessima impressione, di aver mostrato la propria ansia, di non aver saputo intervenire con la risposta giusta o al momento giusto, di aver sbagliato tutto e quindi di non essere in grado di gestire alcuna situazione sociale. Queste valutazioni negative, oltre a giocare un ruolo immediato nell'abbassare la propria autostima, alimentano ovviamente anche l'ansia anticipatoria della successiva situazione sociale, completando di fatto un circolo vizioso.

MODELLO COMPORTAMENTALE

I modelli teorici comportamentali hanno sempre posta l'accento su due fondamentali ipotesi: l'ipotesi del deficit primario e quella della disinibizione. Secondo la prima ipotesi, la fobia sociale deriva da una carenza di abilità sociali, che conseguentemente si riflette nella difficoltà di gestire adeguatamente i rapporti con gli altri. Tale carenza deriva dalla mancanza di modelli sociali, dai quali apprendere delle adeguate abilità sociali. Per esempio, in diversi studi, è stato possibile osservare come il comportamento timido ed inibito dei genitori fornisse un modello socialmente fobico ed evitante ai figli.  L'ipotesi della disinibizione postula che le abilità sociali siano presenti, ma inibite da alti livelli di ansia che si sono associati alle situazioni sociali. Secondo tale modello i soggetti che presentano tale disturbo, sanno benissimo come ci si deve comportare nelle situazioni sociali, ma a causa di un alto livello di ansia non riescono a mettere in atto i comportamenti adatti. Così, per esempio, una persona che sa tranquillamente raccontare una barzelletta al proprio partner, diventa goffo ed impacciato quando deve raccontare la stessa ad uno sconosciuto, poiché l'ansia in questa situazione inibisce tale comportamento.

MODELLO ETOLOGICO

I modelli etologici, facendo riferimento alla scienza che studia il comportamento animale, cercano di spiegare il comportamento umano riferendosi ai comportamenti che presentano alcuni mammiferi sociali, come le scimmie, dalle quali discendiamo. Analizzando i comportamenti dei mammiferi sociali, gli autori che si rifanno a tale filone evidenziano come la regolazione delle gerarchie e dell'interazione tra pari sia basata su processi e meccanismi psicobiologici e comportamentali a base innata. Questi meccanismi, che non fanno riferimento alla difesa da predatori, ma solo alla regolazione tra con specifici, sono presenti nel corso dell'evoluzione della specie. In genere fanno riferimento a due sistemi motivazionali specifici: quello agonista e quello edonista. Il primo regola le posizioni gerarchiche e la difesa tra con specifici, attraverso l'emissione di comportamenti aggressivi dominanti o, viceversa, attraverso comportamenti di sottomissione: insomma si tratta di comportamenti che vengono utilizzati dagli animali per far capire chi comanda all'interno di un gruppo e chi invece deve stare sottomesso. Il secondo sistema motivazionale segnala, invece, la disponibilità all'interazione tra pari, al gioco e, presumibilmente, alla cooperazione per il raggiungimento di un comune obiettivo. L'equilibrio tra questi due sistemi regola l'insieme dei comportamenti sociali. Secondo questa interpretazione, nei pazienti con fobia sociale, questo rapporto è ampiamente sbilanciato a favore di una costante attivazione del sistema motivazionale agonista. A causa di questo, l'altro viene sempre percepito come un avversario da cui difendersi piuttosto che un pari con il quale cooperare. Questo porterebbe il fobico, temendo costantemente un attacco, ad inibire comportamenti aggressivi e a mostrare segnali di sottomissione per evitare l'attacco, inibendo così le proprie manifestazioni sociali e cercando di evitare le situazioni sociali.

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A cura del Dott. Marcello Costa Angeli - Medico - Chirurgo Toracico H. San Gerardo - Monza - Centro specializzato nella cura dell'iperidrosi ed eritrofobia - tel. 039-233-3561/3562/3613 -  Le informazioni assunte da queste pagine devono essere sempre vagliate dal proprio medico curante a cui invito a rivolgere tutte le domande utili a dissipare ogni Vs. dubbio. Copyright © 2001/2/3/4/5/6/7 - Dott. Marcello Costa Angeli - Potete inviare a  WebmasterAzienda  un messaggio con domande sulle pagine visitate -  mailto:mangeli@yahoo.com  Dott. Marcello Costa Angeli
Aggiornato il: 04 giugno 2007